Devolved – Reprisal
Cari i miei trappani e alifardi guasconi dalle barbe incolte
(se non avete la barba fatevela crescere) non so se vi siete accorti che il
mondo non è finito.
Che figata eh? Siamo ancora tutti qui a sconquassarci gli
zebedei con la crisi, la guerra, i lavori sottopagati e le elezioni.
Comunque una roba veloce per tutti quelli che credono nelle
profezie dei Maya e di cazzi e mazzi:
Siete degli idioti di proporzioni cosmiche, roba che
dovrebbero travestirvi da pagliacci tristi, cospargervi di miele, ficcarvi su
una navicella spaziale e spedirvi nello spazio insieme a dei piccoli, ma
aggressivi cuccioli di grizzly… Probabilmente però neanche il dolore ai
calcagni provocato dai morsi dei piccoli orsacchiotti voraci vi farebbe
svegliare dal vostro torpore mentale.
Battito di mani, schiocco di dita… Sveglia gente!
Fatto buon Natale? Magnato come le bestie lamentandovi di
quanto vadano male le cose?
No?
Allora non avete festeggiato il Natale e avete tutta la mia
stima.
I Devolved invece speravano di festeggiarlo eccome questo
Natale, con il loro nuovo disco Reprisal.
Duri a morire questi Devolved, un gruppo che seguo da un po’
nell’attesa del loro capolavoro, questi tizi hanno stoffa da vendere, ma non
sono mai riusciti a tirare fuori un disco con delle composizioni degne di nota.
Il gruppo mischia il death tecnico e aggressivo con alcune ritmiche industrial,
riuscendo sicuramente nel tentativo di suonare incazzati, ma purtroppo peccando
un po’ troppo di personalità e di buone idee.
Lo ammetto, appena ho sentito la prima traccia "Systematic
Avenger" ho quasi gridato al miracolo, mi sono fatto sorprendere dai suoni e
dalle ritmiche assolutamente devastanti, ma dopo un paio di ascolti più attenti
del disco mi sono trovato nel classico turbine di notazze e riffoni sparsi un
po’ tipo cacca di piccione che cade su un elicottero e purtroppo sul solito
cantante moderno che non sa quando starsi zitto.
Intendiamoci, fino alla quinta traccia “Embodiment” il disco
regge. Non si va oltre il death tecnico con stacchi ritmici massicci in puro
stile Fear Factory, il che non dispiace, si sente che i Devolved hanno provato
a mischiare un po’ gli stili provati nei loro primi dischi, ma le tracce
iniziano a diventare dei veri e propri piombi attaccati alle palle dopo la metà
del disco.
Non si capisce dove si voglia arrivare con le composizioni, se alle
botte industrial o ai tecnicismi ultra sonici che non fanno altro che far
sbuffare l’ascoltatore. Triti e ritriti, non c’è un lick che non si sia già
sentito in altri dischi del genere e questo è male. Qui di tecnica e volontà ce
n’è parecchia, il problema è che non si crea uno stile unico unendo due stili e
facendo un mischione nelle composizioni, cosa che molti non capiscono...
Questi ragazzi dovrebbero rendersi conto che non possono mettere una
ritmica industrial con un lick ultratecnico in tapping, doppia chitarra e
cantato sopra come nel finale di “Terminal Enslavement” perché è davvero la
morte della musica. Non si capisce più nulla, tremila note, tremila vocalizzi e
la batteria martellante… Tutto è eseguito bene, ma porca miseria non si capisce
assolutamente niente. E’ come sedersi a tavola con dei cani che si abbaiano
addosso e berciano in continuazione, inserirsi nel discorso è un’impresa
titanica.
Punto a sfavore grosso: il cantante. Ha la sindrome di
Vomitino. E’ sicuramente più preciso e conosce le regole del ritmo e del tempo,
ma canta sempre. Sempre. Sempre.
Sempre.
Ho sentito dire che è stato l’unico essere umano ad essere
riuscito a far suicidare un monaco buddista per la perdita di pazienza. Poi ha
quel vocetto alla Jens Kidman che davvero non si sopporta… Un po’ di personalità non
sarebbe guastata, come neanche un minimo di coscienza e di rispetto per
l’ascoltatore.
Comunque mi spiace molto che questo disco non sia venuto
fuori come doveva. I Devolved sono uno di quei gruppi per i quali ho sempre
fatto il tifo, ma che davvero adesso mi sa che sono giunti al capolinea. Sono
sicuramente meglio di qualsiasi gruppo amerimerdcore che gira, ma purtroppo non
riescono a uscire fuori dal guscio. Ci provano davvero in tutti i modi, assoli
neoclassici supersonici, ritmiche industrial, meshuggate spaziali... Insomma di testa ce nè, ma quel che
manca qui è il cuore.
Troppo freddi e glaciali, i Devolved anche questa volta
purtroppo vanno sulla sufficienza e mi spiace davvero dirlo.
Se volete un disco simile a Reprisal, ma eseguito con molto
più vigore e personalità andate ad ascoltarvi Omnivalent degli Anomalous.
Voto:
6 più un cucciolo di grizzly
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