Dying Fetus
+ Job For a Cowboy + Revocation + Cerebral Bore
Un live report!
Ma dai? Ma sul serio mi sto mettendo a fare ste robe? Ma si,
alla fine vale sempre la pena rompere un po’ le palle anche dal vivo, intrufolandomi
tra la marmaglia e tra la gioventù metallara, per capire dove andremo a finire.
Questi circle pit, turbini di forza giovane e di promesse per il mondo del
metal, pieni di attitudine e magliette dei Lamb Of God, Black Dahlia Murder,
Trivium…
Ah… Spensierata giovinezza che ti perdi tra questi gruppi
orribili, nelle false nebbie di una gratuita ribellione che ti verrà poi
negata, o dolci attimi di riff pezzottati, pezzi mal composti e idoli
palestrati a steroidi. Eccomi lì tra tutti loro ad aspettare altri vecchi come
me, i Dying Fetus. L’attesa è stata lunga e per certi versi anche dolorosa. Ma
andiamo con ordine.
Il Locale:
Il Land of Live è un ottimo posto, c’è abbastanza spazio per
tutti, il palcoscenico è ordinato ed è alto il giusto per non dare troppo
distacco tra i musicisti ed il pubblico e soprattutto i quattro gruppi che si
sono esibiti hanno fatto tutto negli orari prestabiliti, una rarità della quale
sono stato sorpreso e anche contento, merito anche della professionalità mostrata dai vari gruppi simpatie personali a parte.
Il tutto è filato liscio come l’olio,
unici punti negativi: la birra era della schiuma di cane mista a ferrarelle e
tra un gruppo e l’altro il DJ ha messo dei pezzi che non centravano nulla con
la serata arrivando anche a proporre una Sweet Child Of Mine in versione
“nastro rotto” che nessuno ha capito. Forse è roba da giovini e un senex come
me può farci poco.
Altra cosa: non c’era
un cazzo da mangiare, fate un angolo bar del cazzo con un paio di pacchi di
patatine e due merendine almeno!
Che cazzo!
Cerebral Bore:
Purtroppo io e miei compagni del circolo di bocce arriviamo
un po’ tardi e dei Cerebral Bore ci becchiamo solo gli ultimi tre pezzi. Che
dire, mi hanno convinto, specialmente la cantante, una cazzo di furia bionda al
microfono, roba che quell'imbecille del cantante dei Job For a Cowboy avrebbe
dovuto tagliarsi le palle e porgergliele inginocchiandosi. Il chitarrista era
una macchina, non ha espresso emozioni con quel suo cappellino, evidentemente
non aveva gradito la schiuma di cane proposta dal locale, non ha neanche fatto
un sorriso alla fine del concerto… Proprio quella birra non gli sarà andata giù
o forse si è semplicemente adirato per la mancanza delle freccette nel locale.
Ah no, quelli sono gli irlandesi… Vabbè, comunque sorridi un po’ alla vita
fratello che non ti fa male, fai come fa il tuo bassista, lui era un
simpaticone che ha citato due delle frasi preferite del metallaro-italiano
medio: una era un inno all’avvicinamento della divinità cristiana alla specie
suina, l’altra era l’innalzare ai varchi angelici l’apparato di riproduzione
femminile.
E vabbè, almeno non ha detto “Me piageno i spagheti i lo
mandolini!”
Ovviamente il simpaticone ha fatto ripetere il tutto alla
cantante che non ha esitato un secondo.
Gruppo promettente, un bel tiro e una
buona tecnica, riuscivano a coinvolgere e a fornire un’ottima dose di violenza,
molto meglio dal vivo che sul disco. Devono solo capire come comporre un pezzo
senza passare da un riff all’altro senza un minimo di preavviso e soprattutto
devono dare alle loro canzoni un’identità, poi secondo me potrebbero rompere il culo
di brutto, hanno la pacca, sono coinvolgenti e la cantante spacca più il culo
di un cavallo in uno spogliatoio di ballerine di can-can.
Rispetto.
Revocation:
Me ne fregava così poco dei Job For a Cowboy che pensavo che
questi fossero loro. Ho confuso le cose, ma c’è da dire una cosa: il loro
approccio alla musica non ha aiutato.
Non ho capito NULLA: dal nome scritto con
il solito logo incomprensibile che mi ha fatto soprannominare il gruppo i
“Receptionists” per quanto fosse arzigogolato, ai pezzi proposti che erano una
sorta di accozzaglia tra il thrash, il black, il power, il death tecnico e…
Boh.
Tre voci che si impastavano tra di loro, batteria imprecisa e uno sciame
di tecnichitarre che si incrociavano senza un minimo di senso. Pezzi che si
perdono nel nulla dei quali solo uno è stato apprezzato dal pubblico e che
penso sia anche stato il loro singolo, qualche idea buona qui e lì sparsa tra
composizioni noiose, i due punti positivi sono stati il chitarrista che
possedeva un’ottima tecnica ed un bel gusto per gli assoli (che erano
decisamente TROPPI) e poi il fatto che la loro esibizione è finita.
Consiglio:
eliminate il secondo chitarrista, inutile quanto una pompa al mercato della
gomma bucata e cazzo togliete qualche assolo… Se i Receptionists… Cioè, se la
musica dei Revocation fosse portata in vita reale sarebbe come avere di fronte
una ragazza procace e vogliosa, con il letto pronto ad accogliere tutto l’amore
che potete creare e invece di darvi a lei vi fate una bella sega guardandovi
allo specchio, ridendo come maniaci magari.
Con la musica bisogna pur comunicare qualcosa e questi mi hanno
comunicato meno di un report sui canili di Studio Aperto.
Giovini
d’oggi… Al terzo CD e poco feedback positivo mi sa che i Revocation arriveranno presto al capolinea.
Job For a
Cowboy:
Me ne fregava così poco dei Job For a Cowboy che per un buon
quarto d’ora della loro orrenda esibizione ho dormito sui divanetti.
Mamma mia…
Tralasciando la loro musica orribile e il loro bassista che si sparava le pose
come se fosse una diva in carenza di cocaina e peni neri, i loro punti a favore
erano sicuramente il chitarrista palestrato dalla faccia da bimbo scemo con la
canottiera della GOLDEN GYM.
Allora, ti spiego una cosa caro il mio
guancettone, se sei stato un orrido grassone di merda e vai in palestra per
dimagrire, se ti prendi gli steroidi non ti viene il fisicaccio alla Randy Savage (R.I.P.), bensì ti crescono i muscoli sotto il grasso rendendoti più simile ad
un aborto di natura che a una statua rinascimentale. Uno dei musicisti in
assoluto più brutti che io abbia mai visto dal vivo, ma ha la sua funzione
all’interno del gruppo perché sicuramente il bassista lo usa come giocattolo
sessuale.
Altro punto positivo è il ridicolo cantante: strilla, urla, si dimena
come un ossesso, ma non si capisce niente di quello che dice e la sua flebile
voce sparisce dopo un po’.
Tra l’altro si spreca in gesti teatrali che
avrebbero senso solo se si capissero i testi…
Mai visto un gruppo così noioso e
brutto suonare dal vivo, i peggiori della serata, propongono anche un loro
video di cattivo gusto sullo schermo del palco che è sicuramente più
interessante della loro musica, ma che mi ha comunque conciliato un piacevole sonnellino.
Dying Fetus:
Dopo i terribili Receptionists ed i soporiferi Job For A
Cowboy, arrivano finalmente i Dying Fetus.
Ah, altro punto a favore dei Job For A Cowboy, hanno
sgombrato il palco alla velocità della luce, fortunatamente almeno in questo
sono stati professionali.
Appena sale l'enorme nuovo batterista dei Dying Fetus, Trey
Williams, si capisce subito chi è che comanda: un paio di rullate e tallonate di
doppia cassa che tutti si zittiscono, pacca e precisione con un suono di
trigger molto tagliente e preciso. Senza tirarsela come fanno molti headliner,
i cari Gallagher e Beasley arrivano subito a far compagnia al loro batteraio e
dopo una brevissima intro parte il massacro. Penso di non aver mai visto un
esecuzione così precisa dei pezzi dal vivo: una precisione neuro-chirurgica che
mi ha fatto agitare la testa in convulsi movimenti per tutta la durata dell’esibizione.
Dei Dying Fetus ho sempre apprezzato la loro incredibile capacità compositiva,
il modo in cui Gallagher riesce a incastonare le parti tecniche in un contesto
assolutamente brutale è una roba che pochi chitarristi riescono a fare. Ma che
dico chitarristi, qui si tratta di musicisti con i controcoglioni, capaci di
dare un senso a tutto quello che inseriscono in una composizione. Di solito non
amo molto gli sweepponi cazzarosi, ma devo dire che gli unici che riesco a
rispettare sono quelli dei Dying Fetus, sono freddi e precisi e si alternano
con pure mazzate di violenza sonora. Ho gradito tantissimo il fatto che il
gruppo abbia deciso di proporre parecchi pezzi vecchi come "Schematics" ed
"Epidemic of Hate" tra gli altri, oltre ovviamente ad alcune tracce del loro
ultimo CD (un buon lavoro che recensirò quanto prima). Vogliamo anche parlare
dell’utilizzo praticamente perfetto della doppia voce? Beasley e Gallagher
oltre a essere due mostri sullo strumento hanno anche un growl pazzesco con il
quale alternano la poesia della carneficina in modo incredibilmente efficace.
Il nuovo batteraio poi ha tirato al massimo i pezzi vecchi, aggiornandoli con
un paio di ottime trovate e rendendoli incredibilmente più veloci e brutali.
Chiudono con la classica "Kill Your Mother, Rape Your Dog" e
tutti se ne vanno felici e contenti a farsi foto con la band e a comprare del
merchandise. Niente da dire: 10.
Torno a casa tardi, mi sveglio presto per una roba di lavoro
e ho ancora i loro pezzi in testa mentre sono seduto sul cesso e il mondo mi
sembra andare a rallentatore dopo le sole due ore di sonno. Ne è valsa comunque
la pena, questa nuova formazione ridotta a tre elementi mi piace molto, se vi
capita andate a vederla dal vivo, vi taglierà in due la gola e ne berrà il
vostro sangue.
Se poi preferite i Job For a Cowboy c’è sempre un iscrizione
gratis alla Golden Gym, maledetti idioti.
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