domenica 21 ottobre 2012

IL PITECANTROPO, IL PORCO E IL PELATO



Dying Fetus – Reign Supreme


Eccomi qui tornato dopo una settimana di lavoro a menare sferzate e manate sulla testa a tutto il mondo del metal. Di manate sulla testa però è meglio non tirarne a quel pelatone di Gallagher, il capo dei Dying Fetus

Allora lo metto subito in chiaro: 

War on Attrition e Descend Into Depravity sono passati inosservati al sottoscritto. Sembrava che la band avesse perso il tocco del passato trovato nello splendido Stop At Nothing. Non erano più i vecchi ghepardi riffaroli sweepponi incazzati dei tempi d’oro. 

Ah la vecchiaia è una brutta bestia. Prima sei lì a registrare pezzi come “One Shot One Kill” e dopo boh, sei a casa tua sulla sedia a dondolo e non ti viene neanche un riff buono in mente. Le tue composizioni si sfaldano, non hai più idee e pensi se sia il caso di appendere la chitarra al chiodo. Poi ti tocchi la testa pelata e pensi che vorresti uccidere il tuo amico che per lo scorso Natale ti ha regalato un set di pettini.  

Non va bene, non può finire così. Sei ancora giovane dopotutto, la perdita dei capelli non è un sintomo di vecchiaia, bensì di saggezza… Questo però non vale se non li hai mai avuti.
Ad ogni modo la cosa più evidente è questa: Gallagher si è incazzato perchè ha scoperto che le cure anti-calvizie sono delle truffe e quindi per sfogarsi ha ripreso le redini dei Dying Fetus che finalmente sono tornati con un disco a dir poco mostruoso.

Reign Supreme è un titolo alquanto azzeccato per una band estrema longeva come loro, un titolo che fa capire ai ragazzini sbarazzini e ai vecchiacci senza lacci (dovevo assolutamente fare una rima, scusatemi) che i sovrani sono tornati e non l’hanno fatto semplicemente per pagare la cura di Cesare Ragazzi a Gallagher. 

Inizio con il dirvi subito una cosa che vi lascerà senza parole. Gli alieni esistono, anche le mutazioni genetiche, gli steroidi, i bigfoot e gli uomini delle caverne e la cosa più assurda è che tutte queste cose sono in una persona sola:  Trey Williams, il nuovo batterista del gruppo.

Non so da quale canile l’abbiano tirato fuori mentre abbaiava e ringhiava, scuotendo la gabbia e facendo un rumore assurdo, voci dicono che sia stato allevato da una famiglia di tirannosauri, l’unica ancora in vita. Altri dicono, bisbigliando timorosi, che si sia mangiato un gorilla vivo mentre prendeva a calci nel culo un leone. Dicono che abbia preso lezioni di batteria da Chuck Norris e con questo direi che ho detto tutto.

Pitecantropo, non ci sono altre definizioni. Pesta come un orango dopo che ha afferrato la testa di uno stupido bambino che si è avvicinato troppo alla gabbia, fa delle rullate che Jason Rullo dei Symphony X ha deciso di cambiare nome in Jason Grullo e fa andare il doppio pedale a velocità così alte che a furia di distruggerne sta pagando l’università, la casa e la macchina a tutti i dipendenti della Pearl Drums.

Potrei andare avanti per interi paragrafi su costui, il vero motore di questo disco, ma non posso togliere merito al lavoro di chitarra e basso di Gallagher e  Beasley. Riffoni come non se ne sentivano da Stop at Nothing intervallati con attacchi di sweep picking perfettamente inseriti tra una mazzata e l’altra, parti hardcore e slam di una cattiveria disumana, un suono di chitarre perfetto per il genere e un basso che sfonda più casse toraciche di una nascita di massa di larve di xenomorpho. Non penso ci sia una singola traccia del disco che non mi piaccia, sono tutte una mazzata assurda che viene messa in chiara evidenza da un’ottima produzione che anche se ogni tanto aiuta (specialmente negli armonici di “Devout Atrocity”) riesce a rendere il suono molto naturale. Le voci poi sono un totale attacco di maialite acuta, dei veri e proprio porcelloni d’allevamento, la voce da scrofo (non esiste, ma non me ne frega un cazzo) di Gallagher si alterna con quella da purgone di Beasley creando un duetto mostruoso, più malvagio di quello tra Mina e Celentano (ma quello è malvagio perché c’è Celentano).  
Davvero un grande ritorno per uno dei gruppi più longevi della storia del metal estremo, i miei complimenti a Gallagher per aver saputo ritrovare l’antica furia che sembrava perduta oltre ad aver attraversato l’Amazzonia tra mille pericoli per reclutare quella bestia del suo batterista. Ovviamente questo disco dei Dying Fetus è un disco dei Dying Fetus, quindi non aspettatevi robe strane, sperimentazioni o cambi di registro. Sono mazzate, mazzate, mazzate, mazzate, mazzate, mazzate e ancora mazzate. Così tante mazzate che le mazze di tutti i tipi (da baseball, ferrate e le mazze e le panelle) hanno scioperato per giorni dopo l’uscita di questo disco. Basta, non potevano dare più mazzate di Reign Supreme. 

Unico punto negativo: l’inizio di “Revisionist Past”. Che cazzo è? Yngwie Fetusteen? Fortunatamente il pezzo poi ha più tiro di un tanga che si fuma una sigaretta, ma quell’inizio è proprio orrido, inutile e alquanto stupido. Vabbè, la vecchiaia si sa, fa brutti scherzi. 

Quindi, la questione è semplice:

Se vi piacciono i Dying Fetus ascoltate il disco.
Se non vi piacciono i Dying Fetus ascoltate il disco.

Voto:

9 più un vecchiaccio senza laccio

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