venerdì 5 ottobre 2012

MENOMAZIONI CHIRURGICHE



Malignancy - Eugenics


Avete presente quando con i vostri amici da piccoli provavate a fare il DDT di Jake “The Snake” Roberts o la Tombstone Piledriver di The Undertaker? Ma si, quando sentivate le loro scatole craniche frantumarsi al suolo e in mille risate li continuavate a picchiare mentre loro erano a terra in preda ad emicranie preistoriche? 

Se vi ricordate bene, altrimenti vuol dire che eravate voi quelli a terra, ma non temete, la carriera da wrestler professionista la si può intraprendere solo in tre paesi: Stati Uniti, Messico e Giappone. 

Niente di perso quindi, la vostra vita può andare avanti anche con questo amaro ricordo di violenza giovanile e per darvi conforto vi dirò di più: i Malignancy hanno condiviso il vostro stesso destino. 

Questi tizi hanno preso di punta così tante volte il pavimento che provano addirittura a telefonarlo o a mandargli dei messaggi per chiedergli come sta. Sono pazzi, sono completamente spostati, hanno fatto delle complesse operazioni chirurgiche per avere il loro cervello montato al contrario. Se il nome Malignancy vi è nuovo non posso che capirvi.

Sono uno di quei gruppi completamente FUORI da ogni schema preimpostato, di quelli che sono stati capaci di creare un loro suono personale e ovviamente di risultare poco interessanti al grande pubblico merdallaro e alle grandi label dal cranio prepuzioidale. Già nei loro vecchi lavori si poteva scorgere una totale follia sonora, ritmi intricatissimi e strutture così fuori dalle righe che i persino i quaderni a quadretti piangevano lacrime amare, ma quest’ultimo Eugenics è davvero al limite di quello che si può fare con il brutal. 

Devo ammetterlo, attendevo questo disco. Lo attendevo perché i Malignancy sono l’unica band brutal a riuscire a proporre un suono innovativo e soprattutto unico, sebbene sia come avere dei trapani elettrici ficcati in ambedue le orecchie. Eugenics è una montagna russa ritmica fatta di improvvisi sali e scendi, una moltitudine di ritmi di batteria che non sono neanche metal, che vanno nel jazz, ma senza i soliti fighettismi del cazzo, un totale devasto ritmico, il batterista deve avere avuto i coglioni collegati alla batteria di un Hummer per tutta la registrazione. E non dimentichiamoci degli armonici. Penso che gli armonici naturali dei chitarristi dei Malignancy potrebbero tranquillamente entrare nella storia della musica pesante, non so cosa si siano fatti mettere al posto dei pollici e non ho la più pallida idea se usino dei plettri ricavati da denti di belve feroci, ma preparatevi a sentire i suoni più alti che si possano concepire con la chitarra elettrica. 

Sono così alti che non mi sorprenderebbe se i cani iniziassero a latrare o se durante un loro concerto il gruppo venisse aggredito da uno stormo di uccelli nel periodo dell’accoppiamento. 

La voce è un soave ruggito che a volte va su uno scream marcio e non so come, ma riesce a non stufare e a non suonare male in tutto il marasma cosmico creato dalla band. Complice la produzione ottima che rende quasi tangibili quei suoni alti degli armonici, così fuori dalle casse che sembrano penetrare nel cervelletto e strisciare dentro tutto il corpo. 

Ecco, i Malignancy sanno fare questo: creano del caos ed in qualche modo riescono a farlo suonare ordinato e interessante. Evocano una certa violenza insensata, quasi folle, guardano quasi divertiti e sarcastici il mondo del brutal e in un certo senso lo scimmiottano. Ci ho sempre trovato una certa vena dissacrante in questo gruppo che secondo me non si è mai preso troppo sul serio, cosa che rispetto perché alla fine il brutal non è musica che può essere presa “troppo” sul serio. Bisogna sempre divertirsi e sono sicuro che i Malignancy dietro la loro incredibile professionalità strumentale si divertono un mondo. 

Altra cosa: le tracce difficilmente superano i due minuti e mezzo di durata, ottima scelta per rendere il tutto più fruibile e devastante, ma questo è un tocco che i Malignancy hanno sempre usato e dal quale moltissime band che si cimentano nel brutal tecnico dovrebbero imparare. I troppi tecnicismi stancano, ma se li si richiude in composizioni veloci e di breve durata possono interessare. Ottima scelta. 

Ovviamente questo non è un disco per tutti, bisogna essere completamente pazzi per lanciarsi in un ascolto del genere, forse persino per un amante della tecnica. Qui non si tratta di apprezzare il tecnicismo, si tratta di apprezzare lo stile e il suono proposto, di prendersi una bastonata sonora di mezz’ora in silenzio e di addentare il meglio che il brutal ha da offrire in questi ultimi tempi, a parte la tremenda e orribile copertina del CD. Chi cazzo l'ha disegnata? Un macaco in preda alla sindrome di Stendhal?

Voto: 

9 più un cranio prepuzioidale

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