Malignancy - Eugenics
Avete presente quando con i vostri amici da piccoli
provavate a fare il DDT di Jake “The Snake” Roberts o la Tombstone Piledriver
di The Undertaker? Ma si, quando sentivate le loro scatole craniche frantumarsi
al suolo e in mille risate li continuavate a picchiare mentre loro erano a
terra in preda ad emicranie preistoriche?
Se vi ricordate bene, altrimenti vuol dire che eravate voi
quelli a terra, ma non temete, la carriera da wrestler professionista la si può
intraprendere solo in tre paesi: Stati Uniti, Messico e Giappone.
Niente di perso quindi, la vostra vita può andare avanti
anche con questo amaro ricordo di violenza giovanile e per darvi conforto vi
dirò di più: i Malignancy hanno condiviso il vostro stesso destino.
Questi tizi
hanno preso di punta così tante volte il pavimento che provano addirittura a
telefonarlo o a mandargli dei messaggi per chiedergli come sta. Sono pazzi,
sono completamente spostati, hanno fatto delle complesse operazioni chirurgiche
per avere il loro cervello montato al contrario. Se il nome Malignancy vi è
nuovo non posso che capirvi.
Sono uno di quei gruppi completamente FUORI da
ogni schema preimpostato, di quelli che sono stati capaci di creare un loro
suono personale e ovviamente di risultare poco interessanti al grande pubblico
merdallaro e alle grandi label dal cranio prepuzioidale. Già nei loro vecchi
lavori si poteva scorgere una totale follia sonora, ritmi intricatissimi e
strutture così fuori dalle righe che i persino i quaderni a quadretti
piangevano lacrime amare, ma quest’ultimo Eugenics è davvero al limite di
quello che si può fare con il brutal.
Devo ammetterlo, attendevo questo disco. Lo attendevo perché
i Malignancy sono l’unica band brutal a riuscire a proporre un suono innovativo
e soprattutto unico, sebbene sia come avere dei trapani elettrici ficcati in
ambedue le orecchie. Eugenics è una montagna russa ritmica fatta di improvvisi sali
e scendi, una moltitudine di ritmi di batteria che non sono neanche metal, che
vanno nel jazz, ma senza i soliti fighettismi del cazzo, un totale devasto ritmico, il
batterista deve avere avuto i coglioni collegati alla batteria di un Hummer
per tutta la registrazione. E non dimentichiamoci degli armonici. Penso che gli
armonici naturali dei chitarristi dei Malignancy potrebbero tranquillamente
entrare nella storia della musica pesante, non so cosa si siano fatti mettere al posto dei pollici e non ho la più pallida idea se usino dei plettri ricavati da denti di belve feroci,
ma preparatevi a sentire i suoni più alti che si possano concepire con la chitarra
elettrica.
Sono così alti che non mi sorprenderebbe se i cani iniziassero a
latrare o se durante un loro concerto il gruppo venisse aggredito da uno stormo di uccelli nel periodo
dell’accoppiamento.
La voce è un soave ruggito che a volte va su uno scream
marcio e non so come, ma riesce a non stufare e a non suonare male in tutto il
marasma cosmico creato dalla band. Complice la produzione ottima che rende
quasi tangibili quei suoni alti degli armonici, così fuori dalle casse che
sembrano penetrare nel cervelletto e strisciare dentro tutto il corpo.
Ecco, i Malignancy sanno fare questo: creano del caos ed in
qualche modo riescono a farlo suonare ordinato e interessante. Evocano una
certa violenza insensata, quasi folle, guardano quasi divertiti e sarcastici il
mondo del brutal e in un certo senso lo scimmiottano. Ci ho sempre trovato una
certa vena dissacrante in questo gruppo che secondo me non si è mai preso
troppo sul serio, cosa che rispetto perché alla fine il brutal non è musica che
può essere presa “troppo” sul serio. Bisogna sempre divertirsi e sono sicuro
che i Malignancy dietro la loro incredibile professionalità strumentale si
divertono un mondo.
Altra cosa: le tracce difficilmente superano i due minuti e
mezzo di durata, ottima scelta per rendere il tutto più fruibile e devastante,
ma questo è un tocco che i Malignancy hanno sempre usato e dal quale moltissime
band che si cimentano nel brutal tecnico dovrebbero imparare. I troppi tecnicismi stancano, ma se li
si richiude in composizioni veloci e di breve durata possono interessare.
Ottima scelta.
Ovviamente questo non è un disco per tutti, bisogna essere
completamente pazzi per lanciarsi in un ascolto del genere, forse persino per
un amante della tecnica. Qui non si tratta di apprezzare il tecnicismo, si
tratta di apprezzare lo stile e il suono proposto, di prendersi una bastonata
sonora di mezz’ora in silenzio e di addentare il meglio che il brutal ha da
offrire in questi ultimi tempi, a parte la tremenda e orribile copertina del CD. Chi cazzo l'ha disegnata? Un macaco in preda alla sindrome di Stendhal?
Voto:
9 più un cranio prepuzioidale
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