venerdì 5 ottobre 2012

ESCREMENTALE WATSON!

Machine Head - Unto The Locust

http://www.myspace.com/machinehead

Colgo subito l'occasione per mettere nella Top 10 delle "ricerche fatte da Google che hanno portato a questo blog" la voce "Luca Sammartino compra voti".

Da qualche parte in Italia c'è un mio omonimo che non solo è in politica e quindi è sicuramente una persona di basso livello, uno di quei tiziotti da due soldi, sicofante tirapiedi di quel mondo vuoto e grigio che è la politica moderna, ma si compra anche i voti! Mamma mia, Luca Sammartino, ovunque tu sia spero che le tue ginocchia vengano lentamente rosicchiate da un gruppo di ratti affamati.

Ma cosa volete farci? Non c'è più dignita alcuna, ci si svende per un nichelino, ci si da via per caramelle, per spinaci, per pochi fiorini. Pochi sono gli uomini che di fronte alle avversità riescono a rimanere solidi e a condurre la propria battaglia contro tutti a testa alta e senza rinunciare alla propria identità.

Uomini come Robb Flynn dei Machine Head.

Ma sì! Proprio quel gruppo partito con due mazzate di ottimo livello come Burn My Eyes e The More Things Change, album di odio urbano, stress cittadino, asfalto e sangue. Vere e proprie randellate tra l'hardcore ed il thrash più marcio e cadenzato, la band ha poi continuato su questo versante, preferendo vivere nell'underground, senza imbastardire il loro sound e tenendo alto il proprio vessillo di rabbia e ferro.

Bugia.

In realtà Robb Flynn è andato a lezioni di chitarra, le quali non gli sono servite a NULLA, perchè praticamente adesso invece di tirare fuori dei pezzi ignoranti e incazzati non fa altro che splettreggiare alla buona su scale armoniche minori, creare riff semimelodici che sono stati utilizzati praticamente da qualunque chitarrista con un minimo di conoscenza musicale e tentare di mischiarli con il muro di suono tipico dei Machine Head.

Ecco quanto è successo, The Blackening faceva cagare, la peggiore chitarra metal che io abbia mai sentito. Pretenziosa, inutile, spaccona e alquanto stupida. Di quel disco non sono mai riuscito ad apprezzare nient'altro che la prima traccia. Cosa succede quindi ai cari Machine Head? Che continuano ovviamente sulla stessa strada di The Blackening, credendosi anche innovativi. Bè ragazzi, che dire? E' più innovativo scaccolarsi usando il pollice.

Unto The Locust.

La copertina è... Non lo so, sembra uno stronzo con la testa di insetto e le mani da uomo. Non so cosa il grafico avesse voluto rappresentare, ma rispetto almeno il tentativo.

Già l'intro del primo pezzo "I am Hell (Sonata in C#)" non fa presagire a niente di buono. Coretto latino da chiesa demoniaca che va subito sul riffone da muro di suono. E va bene, può quasi passare, peccato che il resto del pezzo si dimentichi tra una serie di orribili, orribili, orribili, ORRIBILI strutture e riff melodici che davvero, se Robb Flynn ha studiato per fare questa roba era meglio se rimaneva il rozzo bifolco di prima, perchè spaccava il culo. La title track è qualcosa di a dir poco osceno, un pezzo forzatamente melodico senza alcun perchè, con minuti di assolo orrido, chitarre che si mischiano, una batteria banale e suonata senza neanche troppa convinzione (ma dove cazzo è il mitico Chris Kontos?) e in più la fantastica voce semi-melo-hardcore di Robb Flynn. Una vera gioia per le orecchie, questo orango stonato che non fa altro che peggiorare le cose. E attenzione, perchè poi arriva "This is the End", pezzo tipico niù-merdacore che si stampa sui bordi del cesso come la vostra più recente cagata mal mirata con uno dei peggiori assoli della storia del metal.

Se siete convinti che basti studiare chitarra per diventare degli ottimi chitarristi... Bè, ascoltate questo disco e sono sicuro che cambierete idea.

Menziono giusto perchè è capitato che io sia arrivato fin lì la traccia "Darkness Within". Una sorta di pezzo costruito male su un groove che dovrebbe prendere l'ascoltatore, passando dalla chitarra acustica all'elettrica, ma che fallisce miseramente. Complice un Robb Flynn stonato e un giro di accordi che dovrebbe essere bandito, ci dovrebbe essere un comitato di giudici musicali con il potere di distruggere certi scempi, di legare chi li ha creati ad un gigantesco fuoco d'artificio e accendere la miccia.

La notte s'illumina ed è festa!

Purtroppo però Robb Flynn è ancora tra noi e non serve a un cazzo. Salto le restanti tracce più volentieri di quanto saltavo i giorni di scuola in gioventù, davvero. Sono di indicibile bruttezza.

La cosa che fa scadere questo disco ancora più giù nell'oblio è che ogni traccia arriva sui sei/sette minuti, cercando una struttura complicata, ma con il successo che avrebbe un pesce rosso ad un comizio di gatti.

Voglio dire: i Machine Head sono un gruppo vecchio che ha tentato di rinnovarsi. Uno gli dovrebbe fare tanto di cappello, purtroppo il loro rinnovamento è pari a un palazzo che viene ristrutturato usando la colla prick in barattolino, o come tentare di aggiungere della nutella sulla carne macinata per provare una nuova ricetta. Cade a pezzi, fa schifo, è un grosso meteorite di merda diretto verso il nostro pianeta. Non posso neanche essere buono per il rispetto che provavo per loro, purtroppo non hanno pisciato fuori dal vaso, l'hanno proprio fatta sul divano, come i gattacci cattivi ed i gattacci cattivi vanno presi per la collottola

Evitate questo disco come se vi stessero lanciando addosso dei peni mutilati.

Voto:

0 più un voto di Luca Sammartino

Nessun commento:

Posta un commento