Brodequin – Instruments of Torture
E va bene ragazzi… E’ giunta l’ora delle mazzate, l’ora di
buttare tutti i tecnicismi nel cesso, tirare lo scarico e di ridere a
crepapelle mentre affogano come scarafaggi in un tripudio
di acqua zozza.
E’ finalmente il momento dove le vostre amate chitarrine lucide
dove vi piace fare tanto tutte le tecniche inutili che non userete mai vi
verranno spezzate sulla schiena da un grosso energumeno peloso.
E’ il momento di distruggere i vostri costosissimi
amplificatori con distorsioni inaudite che farebbero rizzare i peli sulla
schiena persino a una pecora appena tosata.
E’ tempo di BRUTAL.
Caro Brutal, vieni pure avanti, non essere timido… Qui ci
sono un sacco di ragazzetti tatuati e dalle canotte da basket che non sanno chi
sei, perché non ti presenti? Su dai, lo so che ti piace rompere le loro ossa e
sgranocchiarle, succhiare il loro midollo da…
Ah no… Non ne hanno di midollo. Vabbè, non sei proprio mai
contento.
Cervello da masticare? No in effetti neanche quello…
Va bè oh, ti puoi prendere sempre Vomitino lui… No dai, non
fare così, si è uscito dal carcere, ma ti assicuro che non gliel’hanno fatto il
gioco della saponetta… Almeno così dice lui. E va bene no, senti sei troppo
schizzinoso, adesso siediti che ti do da mangiare.
Prendi un po’ di brodo, anzi di Brodequin!
Ahahah!
Ahah… Ah… A…
No eh?
Instruments of Torture, il titolo si riferisce sicuramente a come vengono suonati i vari strumenti durante il disco. Per farla breve, i Brodequin sono tutto ciò che rappresenta la
parola brutal. Un diretto assalto in faccia all’ascoltatore, niente tecnicismi
ne assoli ne nient’altro. Batteria martellante, una produzione di chitarra che
ha un suono così brutto che vicino alle casse bisogna tenerci della carta igienica
e una voce che è stata probabilmente fatta mettendo un microfono fuori dal
finestrino di un treno in corsa e poi ruttandoci sopra la pasta al sugo della
domenica pomeriggio. I giri di chitarra sono di quanto più elementare ci possa
essere, difficilmente i chitarristi staccano le mani dalle corde più basse dello strumento
e… Come scusate? Volete sentire il basso in tutto questo marasma?
Scordatevelo.
L’unica cosa che si può discernere un minimo è la batteria che a fanculo i
trigger, è bella piena di sporcizia e cattiveria, oltre al fatto che passa da
un ritmo all’altro senza fare troppi complimenti. Gustosa.
La produzione è inesistente, sembra tutto registrato in
presa diretta, magari il tecnico del suono non faceva altro che alzare il
pollicione e dire ai membri del gruppo che andava tutto bene, mentre si faceva
una partita alla playstation fumandosi dei notevoli spinelloni atomici.
Tutto questo è assolutamente ributtante, ma sapete cosa? E’
bello. Nella sua bruttezza e nella sua sconcezza, questo disco è uno dei pochi
dischi che potrei definire davvero brutal. Non potete fare una smorfia di
cattiveria all’ascolto di pezzi come “Hollow” o “Ambrosia”, senza parlare della
crudele intro di “The Virgin of Nuremberg”, la cattiveria fa da padrona per
tutte le tracce del lavoro.
Instruments of Torture non vi farà certo gridare al miracolo come il papa quando scoppia qualche guerra,
ma se volete un po’ di musica estrema eseguita con vera cattiveria e senza gli
orpelli tecnologici e tecnici moderni, allora dovete assolutamente dare ai
Brodequin una possibilità.
Fidatevi, sarà come essere il re Mida per un giorno e
iniziare a toccare le vostre feci. Si trasformano in oro, ma lo spirito della
cosa rimarrà sempre di merda.
Voto:
8 più una saponetta
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